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Romney, lo sceriffo gay e la morale

20 febbraio 2012

L’Arizona non è il paradiso dei liberal. Se vuoi essere eletto sceriffo, devi essere un macho: uno come Joe Arpaio, lo sceriffo noto per le sue posizioni intransigenti in materia di immigrazione e figlio di immgrati dall’Irpinia.  E così si presenta nelle foto lo sceriffo Paul Babeu. Ma non in quelle in cui viene fotografato assieme a un suo amante. Lo stesso che lo accusa di averlo minacciato di espulsione coatta del Paese se questi non avesse tenuto la bocca chiusa sulla loro relazione durata più di un anno. Lo sceriffo fino a due giorni fa era anche il numero due della campagna di Mitt Romney nello Stato. E corre per un posto nell’assemblea legislativa dell’Arizona.  Peccato che avesse postato le foto del suo amante su internet e peccato per quelle minacce, usare la legge a scopo privato e per coprire ciò che si è. Oggi Babeu si è dovuto dimettere dalla campagna di Romney, ma è un altro piccolo guaio per il miliardario mormone. La sua vicenda è un tipico esempio di ipocrisia conservatrice di cui parla il columnist E.J. Dionne nel suo articolo settimanale sul Washington Post. L’esempio di Dionne è quello della spesa pubblica: tutti tuonano contro, ma quando si tratta di spendere a favore dei propri interessi, della lobby che ti finanzia o della contea che ti elegge, tutti pronti a spendere. Il caso di Babeu è persino peggiore, non riguarda posizioni legate all’economia, ma alla morale. Quella degli altri.

   
 
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